{"id":1435,"date":"2017-06-30T22:40:39","date_gmt":"2017-06-30T21:40:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gliavolesinelmondo.it\/?p=1435"},"modified":"2017-06-30T22:48:44","modified_gmt":"2017-06-30T21:48:44","slug":"santa-venera-verginemartire-e-predicatrice-di-grazia-maria-schirina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gliavolesinelmondo.it\/index.php\/2017\/06\/30\/santa-venera-verginemartire-e-predicatrice-di-grazia-maria-schirina\/","title":{"rendered":"Santa Venera Vergine,Martire e Predicatrice di Grazia Maria Schirin\u00e0"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Santa Venera<\/strong><\/h3>\n<h3><strong>Vergine, Martire e Predicatrice<\/strong><\/h3>\n<h4>di Grazia Maria Schirin\u00e0<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vergine, martire e predicatrice viene definita Santa Venera in tutti i lezionari a noi pervenuti. Pare che nel 143 sia stata martirizzata sotto Antonino Pio, esattamente il 26 di luglio.Vergine purissima, predicatrice evangelica e martire gloriosissima la dice un \u201cLeggendario delle Santissime Vergini\u201d ristampato in Palermo da Giuseppe La Barbera e Tommaso Rummolo e Orlando, nel 1678, \u00a0che individua il luogo di nascita \u00a0a Locri, in Calabria. In tale testo si fa anche riferimento al giorno della sua nascita che sarebbe avvenuta intorno all\u2019anno 100 di venerdi: da qui il nome Venera nel mondo occidentale, o Veneranda, e Parasceve nel mondo orientale. Suo padre Agatone e sua madre Ippolita, \u201cfrancesi\u201d, vennero ad abitare a Locri. Il testo di Carmelo Gresti, (Santa Venera, Vergine e Martire, Acireale, 1950) afferma invece che essi si stabilirono ad Aci Xifonia, poco distante da Catania e qui, dove era ancora vivo il ricordo del viaggio di San Paolo, le glorie dei vescovo Marziano di Siracusa e Pancrazio di Taormina, il martirio di Santa Tecla e le numerose conversioni, dopo tanti (trentacinque ?) anni di matrimonio, ebbero il dono di una creatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel leggendario, gi\u00e0 esposto a Catania nelle mostra documentaria dedicata a \u201cAgata, la Santa, La Citt\u00e0\u201d, nel 1998, oltre alle indicazioni sulla vita della nostra santa, sui tormenti che ebbe a subire, sulla sua eroica fermezza, sulle molte conversioni che attu\u00f2, si legge anche che in Palermo grande era la devozione nei suoi confronti, che ivi esisteva una chiesa a lei dedicata gi\u00e0 nel 1225 e che una contrada portava il suo nome. Ci\u00f2 si conosceva anche attraverso il \u201cBreve\u201d di\u00a0 F. Ruffino da Piacenza. Nel 1445, dice l\u2019autore del leggendario, veniva letta a Palermo la vita della Santa, il giorno della sua festa, da un lezionario antico, scritto a penna in carta pergamena, mentre l\u2019antifona veniva letta dal Breviario dell\u2019Arcivescovo Simone di Bologna.\u00a0 A questo punto \u00e8 detto che la stessa cosa avveniva anche in altre citt\u00e0 ed esattamente a Messina, Catania, Siracusa, Mazzara, Marsala, Modica, Piazza, Castelbuono, Cefal\u00f9, Jaci, \u00a0Nicosia, Castroreale, Francavilla, Lentini, Monreale, Caccamo, <strong>Avola<\/strong>, Bronte, Taormina\u00a0 ed altre citt\u00e0 della Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1494 Palermo ricorse all\u2019intercessione della santa in occasione di una pestilenza; la stessa cosa fece nel 1530. In memoria di tale grazia fu dipinto un quadro, posto sotto l\u2019oratorio della Compagnia della Pace in cui ai piedi della Madonna col Bambino erano dipinti, in atto di supplica a destra Santa Venerra, San Sebastiano, San rocco, Santa rosalia, ed a sinistra, Santa Cristina, Sant\u2019Agata, Santa Ninfa e Santa Oliva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita della santa e il suo martirio si legge anche nel Martirologio Gallicano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1609, nel \u201cMartyrologium Romanum \u00a0Gregorii XIII Pont.Max. iussu editum\u201d, al 14 di novembre, si legge:\u201d\u2026in Gallia Sanctae Venerandae Virginis: quae sub Antonino imperatore e Asclepiade praeside, martyrii coronam acccepit\u2026\u201d La stessa cosa\u00a0 in Martyrologium Romanum Gregorii XIII iussu editum auctoritate recognitum editio novissima e Sanctissimo D. N. Benedico XIV.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Messale in die XXVI Iulii, in festo S. Venerae Virginis et Martyris principalis Patronae Floridae civitatis Hyblae, all\u2019oratio ex Messali Siculo anni 1527\u00a0 \u201c\u2026tribue, quaesumus, ut Beatae Venerae Virginis, et Martyris tuae supplicationibus adjuti, ad coeleste perveniamus collegium\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal Gubernale, storico locale, in un elenco di \u201cRettori-Procuratori e Confrati di cui si ha conoscenza dal 1498\u201d, riguardante gli aderenti alle varie confraternite presenti nel territorio dell\u2019antica Avola, apprendiamo che in tale data era presente ed attiva una Confraternita di Santa Venera. In quel sito sorgeva anche una splendida chiesa dedicata alla santa Patrona. Nella prima met\u00e0 del XVI\u00b0 sec., il Beato Antonio Etiope, schiavo negro del massaro di Avola Giovanni Andolina, \u201cera solito venire alla chiesa\u00a0 di Santa Venera nel quartiere delle Marche per confessarsi e comunicarsi e per alimentare la lampada perenne all\u2019altare di San Giacomo Apostolo: non vi faceva mancare i fiori e riusc\u00ec ad arricchirlo di un paliotto e di un paio di candelieri\u201d( Salvatore Guastella, Fratello negro. Antonio di noto detto l\u2019Etiope, pag. 38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Documento della devozione del popolo alla sua Patrona sono \u201cdudici para d\u2019occhiali d\u2019argento\u201d la cui presenza \u00e8 accertata dal vescovo di Siracusa Giovanni battista di Torres Osorio, durante una delle sue visite (1614).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal proposito \u00e8 bene ricordare che il territorio di Avola appartenne alla Diocesi di Siracusa \u00a0fino al 1844, anno in cui fu costituita la sede Vescovile di Noto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frequenti processioni venivano fatte anche verso la \u201cgrotta di Santa Venera\u201d, una grotta scavata ai piedi del Castello del vecchio abitato di Avola, lungo il pendio sud della cava di Santa Venera; vi si entrava dall\u2019interno della chiesa attraverso una porta che regolarmente era \u00a0chiusa \u00a0a chiave. Una ordinanza vescovile del 1654, pubblicata da Antonino Caldarella in \u201cSanta Venera\u201d, decreta che a questa grotta , nel periodo di festa, accedano separatamente uomini e donne, in orari diversi e resi manifesti, sotto pena di scomunica latae sententiae.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla chiesa di Santa Venera nell\u2019antica Avola abbiamo poche e frammentarie notizie, anche se Vito Amico, nel suo \u201cDizionario Topografico della Sicilia\u201d, dice che era in stile gotico. Della chiesa restano alcuni frammenti e il rosone in pietra bianca artisticamente lavorato. Della data di costruzione della chiesa per\u00f2 non abbiamo notizia, essa non \u00e8 menzionata nelle colletterie vaticane del 1308-1410, ma doveva esistere e essere attiva nel corso del XV\u00b0 sec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben diversa \u00e8 la situazione della chiesa dedicata alla Patrona nel nuovo sito urbano, dopo il terremoto del 1693. Dovuta al disegno di Angelo Italia, fu eretta ed abbellita per volont\u00e0 dei cittadini tutti che, nelle varie vicissitudini, alla Patrona sempre si erano rivolti e si rivolgevano implorando grazie di ogni tipo. A parte i casi di gravi malanni collettivi quali la siccit\u00e0, terremoti, colera etc\u2026 in cui il fercolo della santa veniva portato in processione per le vie della citt\u00e0, si ricorreva ad essa in particolare per problemi di salute quali le malattie legate agli occhi, alla cute, al seno, al parto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 dire che tutta la chiesa dedicata alla Patrona pulluli di ex voto, anche se non evidenzia compiutamente i benfatti che nel tempo gli avolesi le hanno tributato. La chiesa era ancora in costruzione e gi\u00e0 si provvedeva ad abbellirla; assieme alla matrice, non solo vide cominciare da subito i lavori di costruzione e sistemazione delle suppellettili salvate dal terremoto, ma si adoper\u00f2 a commissionare opere di degno rilievo fra cui lo stesso simulacro della Santa (R. Abbate- E. Puglisi Caudullo), il quadro con la \u201cPredica di Santa Venera\u201d attribuito a Costantino Carasi,, l\u2019Ostensorio opera dell\u2019argentiere Vincenzo Catera, l\u2019organo commissionato nel 1754 a Donato del Piano di cui si fa menzione nel libro dell\u2019amministrazione della chiesa per essere stato venduto ai padri cappuccini nel 1904 (un nuovo organo intanto era stato commissionato al Polizzi nel 1903), il carro per la festa solenne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo, a tal proposito la descrizione del carro del 1857, fatta da Giuseppe Bianca nel suo \u201cDescrizione delle feste triduane di Santa Venera solennizzate in Avola nel mese di luglio del 1958\u201d, che parla di una macchina monumentale, tanto grande da indurre il Gubernale ad individuarla in quella di Santa Rosalia di Palermo, qui riportata, inserita nei suoi Annali Avolesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, a ben guardare, dappertutto ci sono i simboli del martirio della Santa e della dedica a lei del tempio. Sulle chiavi di volta delle arcata, per esempio, scolpiti in pietra bianca locale, troviamo sulla destra la corona della vittoria e l\u2019elmo che ricorda quello infuocato che le fu posto sul capo, e , sulla sinistra, il vassoio con gli occhi, simbolo della riconquistata vista degli occhi e del cuore. Troviamo inoltre, sul pulpito, ancora i simboli riguardanti questa volta la palma con le tre corone del martirio, della verginit\u00e0, della capacit\u00e0 di convertire i popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte sono inoltre le raffigurazioni della santa, ma tutte hanno in comune le caratteristiche suddette, che l\u2019avvicinano, fra l\u2019altro a quelle di altre sante. Noi\u00a0 abbiamo avuto l\u2019opportunit\u00e0 di avere fra le mani documenti, soprattutto stampe, d\u2019epoca che ritraggono la Santa; importante ci \u00e8 parsa in particolare una stampa di Cosimo Adamo di Pietraperzia, del 1830, che propone la\u201dEffigie di Santa Venera Vergine Martire e Predicatrice, unica Padrona del Comune di Avola\u201d commissionataa dalla deputazione per i festeggiamenti in onore della Santa che, con il crocifisso in mano, \u00e8 posta quasi a difesa della citt\u00e0. E\u2019 importante, in questa stampa, notare come sia ben visibile sullo sfondo la chiesa matrice con la sua bella cupola in evidenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorella di questa stampa \u00e8 un\u2019altra pure di Santa Venera, commissionata per\u00f2 dalla deputazione di Acireale, per questa citt\u00e0. Acireale infatti, come abbiamo avuto modo di citare, \u00e8 fra le citt\u00e0 menzionate dal leggendario e, di suo, vanta i natali della Santa. Venera \u00e8 infatti Patrona anche della citt\u00e0 di Acireale che sin dal XVI\u00b0 secolo ha festeggiato come precettiva la festa in suo onore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 26 luglio 1997, per volont\u00e0 del Vescovo Giuseppe Malandrino, oggi Vescovo di Noto, in occasione dei solenni festeggiamenti in onore della Santa cittadina e patrona della citt\u00e0 di Acireale, si \u00e8 attuato un gemellaggio fra le citt\u00e0 di Avola e Acireale: un gemellaggio che voleva essere sociale, religioso e politico insieme. Una delegazione, partita da Avola con il Vescovo pro-tempore, Salvatore Nicolosi, e personalit\u00e0 del mondo politico, \u00e8 stata accolta e festeggiata dalle autorit\u00e0 locali sotto i gonfaloni delle due citt\u00e0 gemellate. Si attende per\u00f2 ancora di poter ricambiare tale iniziativa con un\u2019altra di pari impegno e valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 stata una manifestazione di grande rilievo che, all\u2019epoca, voleva predisporre alla riflessione nel primo anno di preparazione al grande giubileo del 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso del \u2018900 due volte la statua \u00e8 stata portata in processione ad Avola antica: una prima volta nel 1925, in occasione del Congresso Eucaristico e una seconda volta nel 1993, a tre secoli di distanza dal terremoto che distrusse la vecchia citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi non si usa pi\u00f9, ma fino alla met\u00e0 del secolo appena trascorso, si usava andare a sciogliere i voti di ringraziamento per le grazie ricevute, vestiti di verde con ornati di rosso. Tali erano e sono i colori della santa. Circa il patronato, esso \u00e8 riconosciuto ufficialmente sin dall\u2019anno 1614, come si evince dagli atti della Visita Pastorale del Vescovo Torres di Siracusa, dove Venera \u00e8 detta \u201cPatrona dictae terrae\u201d ma ha radici molto pi\u00f9 lontane, se \u00e8 vero che alla sua intercessione si fa ricorso anche nel 1602 in occasione di una siccit\u00e0. Tuttavia bisogna aspettare il 1823, il 22 luglio, per considerare precettiva la festa in onore della Santa, da celebrarsi il 26 di luglio. Cos\u00ec era stato da sempre e cos\u00ec continuava ad essere per tradizione, ma il 26 di luglio spesso cadeva di giorno infrasettimanale e il popolo,che aspettava la ricorrenza per mettersi a festa e partecipare alle fiere paesane, non sempre era libero dagli impegni di lavoro, come avrebbe voluto. Per dare quindi maggiori possibilit\u00e0 e un lustro pi\u00f9 solenne alla festa della Santa Patrona, nel 1905 viene concessa al Vescovo di Noto la facolt\u00e0 di decidere la data della festa che viene cos\u00ec spostata all\u2019ultima domenica di luglio. Da allora, e non come dice\u00a0 il Gubernale dal 1901, la festa si celebra in tale data.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Santa Venera Vergine, Martire e Predicatrice di Grazia Maria Schirin\u00e0 Vergine, martire e predicatrice viene definita Santa Venera in tutti i lezionari a noi pervenuti. 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